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martedì, novembre 11, 2008

La ricerca della felicità

E' assurdo come le pagine restino bianche quando, interiormente, si è sereni.
Forse è vero che i grandi scrittori si potevano ritenere tali perché erano (sono) in qualche modo "disturbati" o comunque tormentati.
Il dolore, la sofferenza, il malessere conducono alla riflessione.
E la riflessione conduce - per lo meno in me - al bisogno di scrivere ed esternare le mie emozioni.
La serenità crea una sorta di "apatia artistica" che conduce alla mancanza di ispirazione, o semplicemente alla non-necessità di scrivere.
Forse questa condizione presuppone banalmente che non ci sia nulla da dire, nulla da comunicare o elaborare con la scrittura.
Ho lavorato su me stessa e sono riuscita a trovare una serenità, un equlibrio che da molto cercavo.
E non ho fatto tutto da sola.
Grazie.
Per questo e per molte altre cose (a chi? è superfluo dirlo).
Ma se questo mio benessere ha provocato in me un'aridità creativa...
Beh, forse preferisco soffrire.
E' in questo che risiede la differenza tra l'Uomo e il Super-uomo (secondo la mia filosofia, che non ha nulla a che fare con Nietsche):
c'è chi è felice e chi ricerca la felicità.
Io la ricerco.
Sempre.
Anche quando mi sembra di averla trovata.
Perché smettere di cercare equivale a morire.
Ed io mi sento viva, come mai prima d'ora.

mercoledì, marzo 26, 2008

Tutti sono convinti che l'intelligenza sia qualcosa di conciliante, di giusto, di buono, qualcosa di essenzialmente contrapposto agli impulsi, mentre essa è solo un certo rapporto degli impulsi tra loro.
da Die froehliche Wissenschaft
(La Gaia Scienza)
F. Nietsche